C’è un posto che ha per tetto il cielo…

..per pareti alberi, tappeti di erba e lampadari di lucciole. Gli abitanti del posto parlano la lingua del branco. La lingua del branco insegna parole di cortesia, canta storie di battaglie, vinte o perse che siano, si celebra il coraggio per averle intraprese, narra storie personali intessute di scelte nuove e fresche o vecchi e rugginosi errori. La lingua del branco ricorda che ogni creatura ha il diritto ad essere protetta, accudita e conservata nel branco il più possibile. La lingua del branco intona canzoni con il vento e così viaggiano lontano le risate, le confidenze e i consigli. Raggiungono posti che solo a passo d’uomo non avrebbero mai raggiunto.La lingua del branco insegna a fare comunità, dividersi i compiti, aspettare, incoraggiare,rasserenare, condividere, educare. Nel branco ognuno ha il suo compito, non sparisce la personalità, ma diventa ancora più preziosa. Ognuno ha una passione e i segreti di quella passione sono condivisi e testimoniati.La lingua del branco ricorda ad ogni gesto l’indispensabile: il rispetto. E sul sentiero polveroso per sempre le orme di persone che si sono incontrate e hanno saputo godere della presenza l’uno dell’altro. Sul sentiero per sempre una storia di rara bellezza e cordialità, di pura e leggera umanità. Grazie Mauro Bragagnini e Rosella Macchiagodena, re e regina di un tentativo molto riuscito, di una parentesi di straordinaria bellezza in un mondo dove si fa sempre più fatica a stare vicino con spontaneità.


Lascia un commento